Coronavirus: Cause, Sintomi, Come si Trasmette e Come Prevenire

Coronavirus: Cause, Sintomi, Come si Trasmette e Come Prevenire

Stavamo tirando un sospiro di sollievo sulla diffusione del nuovo Coronavirus quando la situazione si è drammaticamente aggravata e sono emersi diversi casi di persone contagiate dal virus, nessuna delle quali era stata in Cina. Lombardia e Veneto sono le regioni più colpite dalla malattia causata dal virus. Nel giro di poche ore le città delle “aree rosse” si sono ritrovate blindate.

Centro del focolaio lombardo è l’area del basso lodigiano dove si è innescata un’epidemia nell’ambito di un ospedale che ha fatto da cassa di risonanza, favorendo la moltiplicazione del virus. Basti pensare che dall’Ospedale di Codogno sono passati quasi tutti i contagiati lombardi, quello torinese e i tre dell’Emilia Romagna.

Il primo contagiato italiano, indicato come paziente 1, è un uomo di 38 anni ricoverato in terapia intensiva a Codogno, in provincia di Lodi, per una polmonite acuta. Anche la moglie incinta di otto mesi è risultata incinta al Coronavirus. Non sappiamo, invece, chi sia il “paziente zero”, cioè colui che ha portato il Sars-CoV-2 in Italia. All’inizio era stato individuato come possibile fonte di contagio un manager di ritorno di Shanghai, poi risultato negativo al test degli anticorpi.

L’Italia è attualmente il terzo Paese al mondo per numero di casi positivi al 2019-nCov dopo Cina e Corea del Sud. In nessun altro Paese europeo il contagio è stato così esteso. In un periodo particolare come questo, cresce l’importanza di essere informati sul Coronavirus e sui comportamenti igienici da adottare per contenere la diffusione dell’epidemia.

Ecco una guida che si propone di rispondere a tutti i dubbi più frequenti su cause, sintomi, trasmissione e prevenzione del nuovo Coronavirus, e di fornire istruzioni su come comportarsi al meglio per proteggersi dal contagio.

Che cos’è il Coronavirus?

Indice

Il Coronavirus (Sars-CoV-2) è un virus respiratorio responsabile della malattia Covid-19, un’infezione che ha fatto la sua prima comparsa a Wuhan, in Cina, il 31 dicembre del 2019 ed è diventata, nel giro di poche settimane, un’epidemia capace di varcare i confini nazionali. Questo agente appartiene alla stessa famiglia del Sars-CoV, responsabile della Sindrome respiratoria acuta grave (SARS) diffusasi nel 2002, e del Mers-CoV che causa la Sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS), emersa nel 2012. I Coronavirus sono virus RNA caratterizzati da spicole (spike) che costellano la superficie esterna del virus e che formano la struttura a corona da cui deriva il loro nome.

Chiamato provvisoriamente 2019-nCov, cioè nuovo Coronavirus perché non era mai stato identificato prima nell’uomo, è stato successivamente classificato come Sars-CoV-2 dall’International Commitee on Taxonomy of Viruses (ICTV). A indicare il nome un pool di scienziati che ha riconosciuto che si tratta di un virus fratello del coronavirus responsabile della SARS.

Per evitare lo stigma è stato dato anche un nome alla malattia che deriva dall’infezione da Sars-CoV-2: COVID-19, dove Co sta per corona, Vi per virus, D per disease, cioè malattia, e 19 indica l’anno di identificazione del virus.

Chi colpisce?

L’età avanzata aumenta la suscettibilità al Coronavirus, specie in caso di compresenza di altre malattie. Non si conoscono al momento dati circa la vulnerabilità delle donne incinte al virus. La fascia di età più colpita dal nuovo Coronavirus è dai 49 ai 56 anni, mentre i bambini sono poco colpiti, presentano sintomi leggeri e sembrano essere più resistenti alla malattia. Finora non c’è stato alcun decesso sotto i 10 anni di età. La comunità scientifica non è ancora stata in grado di spiegare il perché i bambini sembrino maggiormente protetti, ma non è così insolito che un virus attacchi per fasce d’età. Anche nelle precedenti epidemie di SARS e MERS i bambini erano stati risparmiati.

Cause del Coronavirus

L’eziologia del Coronavirus è ancora sconosciuta, tuttavia gli scienziati stanno cercando di identificare la fonte della malattia. Gli esperti ipotizzano che i primi contagi avvenuti in Cina derivino da una fonte animale. Non è un evento raro che alcuni virus che circolano tra gli animali si adattino, in seguito a mutazioni evolutive, al sistema immunitario umano. Il meccanismo per cui un virus riesce a passare da una specie ad un’altra è definito dai virologi “spillover“, o salto di specie.

Sarebbe il terzo caso, in soli vent’anni, di un coronavirus animale che riesce a forzare le “serrature” delle cellule umane provocando una grave epidemia. La Sars era stata trasmessa dagli zibetti e la Mers dai dromedari. La possibilità che lo spillover avvenga è tanto maggiore quanto più alta è la frequenza con cui l’uomo entra in contatto con la specie infetta (animali vivi, deiezioni, carne macellata). Non a caso l’epidemia di coronavirus in corso è partita da Wuhan, dove esistono i wet market, mercati nei quali sono venduti sia animali vivi che le loro carni macellate.

Quali sono i sintomi del Coronavirus?

I sintomi dell’infezione da Coronavirus sono molto simili a quelli dell’influenza e delle sindromi para-influenzali e questo è il motivo per cui è facile che si creino falsi allarmi prima che venga diagnosticata con certezza attraverso le analisi di laboratorio.

Febbre, tosse, difficoltà respiratorie, naso che cola, mal di gola, dolori muscolari e malessere generale sono i sintomi più comuni. Si possono manifestare, sia pur raramente, disturbi intestinali, tra cui diarrea. Alcuni malati sono colpiti da iperemia congiuntivale, un arrossamento degli occhi tipico degli stati influenzali. Nei casi più gravi, l’infezione può causare bronchite, polmonite, sindrome respiratoria acuta grave e insufficienza renale, che sono le caratteristiche dell’infezione da coronavirus che devono destare preoccupazione, ancor di più se si è stati a contatto con persone che provengono dalle zone del contagio. In rari casi può essere fatale.

L’eventuale positività al virus può essere identificata solo con il tampone faringeo e deve essere confermata dall’Istituto Superiore di Sanità. Condizione necessaria affinché il test risulti positivo è l’avvenuta moltiplicazione del virus nelle cellule dell’ospite in modo che sia presente nelle secrezioni nasali, altrimenti il test rimane negativo.

Come capire se si ha l’influenza o il Coronavirus?

Una delle domande che preme di più chiunque lamenti sintomi respiratori è come capire se siano dovuti a un’influenza stagionale o al nuovo Coronavirus. I fattori di rischio che potrebbero far pensare ad un contagio da Sars-CoV-2 sono aver viaggiato negli ultimi 14 giorni nelle zone a rischio della Cina e aver avuto contatti ravvicinati con persone con infezione accertata.

É importante ricordare che il Coronavirus non è una normale influenza. In caso di influenza le persone fragili hanno la possibilità di proteggersi grazie alla vaccinazione, mentre per il nuovo Coronavirus non c’è ancora un vaccino. Inoltre, essendo un virus nuovo che ha infettato l’uomo per la prima volta trova tutta la popolazione suscettibile, mentre nei confronti dell’influenza stagionale siamo tutti più attrezzati in termini di anticorpi. Quindi, laddove è presente, il virus trova l’organismo completamente indifeso, privo di immunità. Ciò aumenta le probabilità che la malattia abbia un decorso grave e che si diffonda velocemente nella popolazione. Potenzialmente, se non si interviene con le dovute misure, potrebbe contagiare tutti. Non è però il caso di spaventarsi: otto volte su dieci si tratta di un’infezione banale che solo raramente sviluppa sintomi gravi.

Gravità dei sintomi del Coronavirus

Nell’80% dei casi i sintomi sono lievi, proprio come quelli di una normale influenza, tali da permettere la guarigione in pochi giorni. La polmonite si manifesta nel 10-15% dei casi, ma l’esito finale è benigno nell’assoluta maggioranza. Solo nel 4% dei pazienti i sintomi richiedono il ricovero in terapia intensiva.

Le forme gravi riguardano soprattutto gli anziani e le persone con patologie pregresse, come diabete, malattie cardiache, insufficienza respiratoria cronica e ipertensione. La letalità media si attesta intorno al 2-3%, valore inferiore a quello osservato per la SARS (9,6%) e per la MERS (34,4%). Tuttavia è importante sottolineare che più si sale con l’età più i decessi aumentano. Il rischio di morte è maggiore tra gli ultraottantenni (14,8%), specie in presenza di malattie preesistenti.

Come si trasmette il Coronavirus?

Il Coronavirus si trasmette da una persona infetta ad un’altra attraverso le goccioline emesse con colpi di tosse e starnuti, ma anche parlando e respirando. Queste goccioline possono penetrare nelle alte vie respiratorie (naso e bocca) di una persona che si trovi a una distanza ravvicinata da un malato. Il virus si trasmette pure attraverso le mucose, quindi il contagio può avvenire anche portandosi le mani sulla bocca, sul naso e, in misura minore, sugli occhi dopo aver toccato un individuo infetto o avergli stretto la mano. Non è però detto che il contatto stretto con una persona infetta equivalga ad aver contratto il virus. Infine, seppur raramente, il contagio può avvenire attraverso la contaminazione fecale (il virus è stato trovato anche nelle feci dei malati).

È bene chiarire che perché avvenga la trasmissione è necessario un contatto stretto, per esempio tra familiari, passeggeri seduti nella stessa fila (o in file vicine) di un aereo o in ambiente sanitario, come è avvenuto nel Nord Italia. Il personale sanitario è particolarmente a rischio perché entra in contatto con le persone malate più spesso di quanto non faccia il resto della popolazione. L’infezione è veicolata più facilmente nei locali chiusi e affollati (scuole, supermercati, uffici pubblici) e per contatti ravvicinati. Secondo un calcolo prudenziale, per il Coronavirus la distanza di sicurezza, cioè quella in cui le particelle emesse da colpi di tosse e starnuti non possono raggiungere l’altro, è 1 metro e 82 cm.

L’infezione non si trasmette attraverso gli alimenti, anche se è bene manipolarli rispettando qualche regola igienica, ad esempio, eliminando subito gli imballaggi esterni e lavandosi sempre le mani.

Il Coronavirus può essere trasmesso attraverso le superfici contaminate?

Uno studio tedesco ipotizza che il Coronavirus possa sopravvivere sulle superfici come metallo, vetro o plastica fino a 9 giorni. Toccando queste superfici e portandosi le mani al naso o alla bocca, in teoria, ci si potrebbe infettare. In realtà, al di fuori delle cellule umane, il virus non è molto resistente. Già dopo poche ore, perde buona parte della sua carica infettiva, diventando innocuo. Basta utilizzare detergenti a base di candeggina o disinfettanti a base di alcol per ucciderlo.

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È quindi improbabile che il Covid-19 possa essere trasmesso portandosi le mani alle mucose dopo aver toccato un oggetto o una superficie, per esempio le maniglie, i braccioli delle sedie o i banchi dei check-in, contaminata dal virus un paio di giorni prima. Il rischio di trasmissione attraverso gli oggetti e le superfici è quindi trascurabile.

Il contagio può avvenire toccando le maniglie dell’autobus o sulla metropolitana?

Stando a quanto riportato sul sito del Ministero della Salute, ci sono scarse probabilità che il contagio possa avvenire attraverso il contatto con le maniglie dell’autobus o stando vicino a una persona che tossisce in metropolitana. Siamo in una fase di massima diffusione dell’influenza stagionale. Quindi, se dovessero comparire sintomi respiratori quali febbre, tosse, mal di gola, ecc., il comportamento più appropriato è quello di rivolgersi al proprio medico di base. È inoltre buona norma lavarsi spesso e accuratamente le mani, evitando di portarle alla bocca, al naso o agli occhi prima di averle lavate.

Il Coronavirus può essere trasmesso in assenza di sintomi?

Come per tutte le malattie respiratorie, non si può escludere l’eventualità che il Coronavirus venga trasmesso in assenza di sintomi quali, per esempio, febbre, tosse o raffreddore. In uno studio sono state trovate quantità elevate di Covid-19 nelle alte vie aeree di alcune persone prive di sintomi. Il virus potrebbe quindi passare da una persona che, pur avendo già l’infezione, non ha alcun sintomo: sarebbe questo il caso del paziente ricoverato in Lombardia. Non si tratta però del metodo principale di trasmissione. È infatti assodato che le probabilità di contagio aumentano in proporzione ai sintomi.

Si è visto che un buon numero di infezioni provocate dal Sars-CoV 2 presentano sintomi lievi non rilevabili come, ad esempio, febbricola o naso che cola. Questo quadro clinico può essere scambiato per asintomatico. Proprio a causa di questa minore aggressività che rende difficile la diagnosi gli esperti sono orientati a credere che la Covid-19 abbia una diffusione maggiore delle sindromi che l’hanno preceduta.

In caso di sintomi sospetti, chi si deve chiamare?

È importante, se si avvertono sintomi simili all’influenza, non recarsi al Pronto Soccorso, perché lì si rischia di contagiare altre persone, e neppure nello studio del medico di famiglia. In caso di difficoltà respiratoria, occorre chiamare il 112 o il 118, a seconda delle Regioni, e aspettare indicazioni o richiedere l’invio immediato di un’ambulanza, oppure contattare il 1500, il numero messo a disposizione dal Ministero della Salute, che fornisce chiarimenti e informazioni se si ha febbre o tosse e si è tornati dalla Cina da meno di 14 giorni.

L’aumento del numero di contagi da Coronavirus in Lombardia, insieme alla psicosi, hanno fatto collassare il 112. Per questo motivo, la Regione Lombardia ha dovuto predisporre il numero verde 800 894545 da contattare se compaiono tosse o febbre o per chi è tornato dalla Cina da meno di 14 giorni. In Veneto le persone che temono di aver avuto contatti stretti con individui infetti devono contattare il numero verde 800462340 che fornirà tutte le informazioni e le istruzioni sui comportamenti da tenere.

Come si previene il Coronavirus?

Non essendo disponibili terapie specifiche per il Sars-CoV-2, la prevenzione di un’ulteriore diffusione è cruciale per fermare l’epidemia in corso. La prevenzione più efficace contro il Coronavirus consiste nel rispettare alcune misure igieniche. Si tratta di raccomandazioni generiche che si applicano per prevenire tutte le malattie a diffusione respiratoria: lavarsi di frequente le mani, coprire bocca e naso quando si tossisce o si starnutisce, gettare subito i fazzoletti di carta una volta utilizzati, evitare contatti ravvicinati con persone con sintomi simil influenzali, quali febbre, tosse e altri sintomi respiratori, o con infezione accertata. Non ci sono invece evidenze scientifiche a supporto dell’assunzione di farmaci antivirali per prevenire il Coronavirus.

È imposta la quarantena a chi è stato esposto a fattori di rischio, come aver avuto contatti con casi accertati di Covid-19 e aver viaggiato negli ultimi quattordici giorni nelle aree a rischio dalla Cina. Il periodo di quarantena (isolamento domiciliare) è di 14 giorni, equivalenti al periodo di incubazione, vale a dire il periodo che intercorre dal momento in cui il virus penetra nell’organismo alla comparsa dei primi sintomi.

Per impedire la diffusione del virus gli esperti insistono molto sul lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone o con disinfettanti a base di alcol. Sebbene la via di trasmissione principale siano le vie aeree, la pelle può essere un ricettacolo di germi con cui si viene a contatto toccando le superfici. Lavarsi spesso le mani, che potrebbero ospitare il virus, può rallentarne quindi la corsa, però è necessario farlo in modo corretto ed evitare, possibilmente, di portarle al naso o alla bocca.

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Come lavarsi le mani

Il Ministero della Sanità specifica che il lavaggio delle mani deve durare almeno 40-60 secondi. Ecco come lavarsi le mani in maniera corretta:

  • 1. Bagnarsi le mani con l’acqua e poi aggiungere tanto sapone quanto basta a coprirle completamente.
  • 2. Frizionare le mani, palmo contro palmo, poi sovrapporre il palmo destro sul dorso sinistro, intrecciando le dita, e viceversa. Quindi, a mezzo pugno, mettere il dorso delle dita contro il palmo opposto, stringendo bene le dita tra loro.
  • 3. Strofinare palmo contro palmo e intrecciare le dita.
  • 4. Strofinare ruotando il pollice sinistro sul palmo destro e viceversa. Poi, con le dita della mano destra, effettuare dei movimenti circolatori sul palmo sinistro e viceversa.
  • 5. Risciacquare le mani con l’acqua e asciugarle con una salvietta di carta usa e getta.
  • 6. Utilizza una salvietta per chiudere il rubinetto.

Se non si hanno a disposizione acqua e sapone, si può ricorrere ad un disinfettante per mani che contenga una concentrazione di alcol non inferiore al 60%. Se ne sconsiglia però un uso eccessivo che, a lungo andare, secca la pelle e favorisce la resistenza dei batteri.

Prevenzione negli aeroporti

Gli aeroporti sono i luoghi a maggior rischio. Ecco perché in diversi scali sono stati messi a disposizione di passeggeri e operatori aeroportuali distributori automatici di gel disinfettante volti a contrastare la diffusione dell’epidemia. Sono state inoltre affisse locandine informative che invitano i passeggeri a rispettare scrupolosamente le misure igieniche preventive.

Misure preventive respiratorie

Poiché l’infezione si diffonde attraverso il contatto con le goccioline emesse dalle persone infette quando starnutiscono o tossiscono, è importante che queste applichino alcune misure d’igiene. In caso di starnuti, è bene utilizzare fazzoletti di carta usa e getta oppure starnutire nel braccio, con il gomito flesso, e non nelle mani (si riduce significativamente la possibilità di passare il virus per contatto). Mettere la mano davanti alla bocca quando si tossisce e lavarsi subito le mani sono gesti che andrebbero sempre ripetuti, non solo in caso di Coronavirus. Altra precauzione è quella di disinfettare le superfici della casa, soprattutto del bagno e della cucina, ricordando che il Sars-CoV-2 sopravvive fino a 9 giorni sulle superfici inanimate. Per inattivare il virus basta disinfettare le superfici con alcol etilico (etanolo al 75%), acqua ossigenata o candeggina (cloro all’1%).

È necessario indossare una mascherina per proteggersi?

L’impennata di casi di Coronavirus ha spinto molti italiani in una corsa all’acquisto di mascherine protettive che in molte farmacie, supermercati e negozi di casalinghi sono esaurite. Gli esperti ripetono che indossare una mascherina quando si è in contatto con altre persone non è necessario in assenza di sintomi respiratori. Le mascherine sono indispensabili solo per gli operatori sanitari che hanno a che fare con persone infette o sospette tali. L’OMS ne raccomanda l’uso solo se si sospetta di aver contratto il Sars-CoV-2 e sono presenti tosse e starnuti, in via cautelativa per proteggere le altre persone. Dovrebbe indossare la mascherina anche chi ha avuto contatti ravvicinati con persone risultate infette o con sospetta infezione. L’uso delle mascherine protettive può aiutare a contenere la diffusione del virus ma deve aggiungersi alle misure igieniche respiratorie e al lavaggio delle mani.

Prima di toccare la mascherina è necessario lavarsi le mani con acqua e sapone. Nell’indossarla, bisogna fare attenzione che aderisca bene al volto, evitando di toccarla. La mascherina va tolta prendendola dall’elastico, senza toccare la parte anteriore. Dopo averla gettata, è importante lavarsi le mani.

C’è una terapia per il Coronavirus?

Ad oggi non sono disponibili terapie specifiche per la malattia causata dal nuovo Coronavirus e non esiste un vaccino specifico. Inoltre, trattandosi di una malattia virale, gli antibiotici sono inutili. Il trattamento, chiarisce il Ministero della Salute, deve essere basato sul controllo dei sintomi del paziente. Nei casi più gravi, l’infezione può portare alla necessità di praticare ai pazienti la ventilazione meccanica. Si utilizzano, in via sperimentale, farmaci antivirali studiati per altre infezioni, come il lopinavir/ritonavir, utilizzato per l’infezione da Hiv, e il remdesivir, già utilizzato per la malattia causata dal virus Ebola. Al momento, però, non è possibile trarre conclusioni sull’efficacia di questi farmaci.

In Cina, buoni risultati sono stati ottenuti con la terapia del plasma, consistente nella somministrazione di anticorpi contenuti nel plasma di persone guarite dalla malattia Covid-19. Sono una decina i pazienti in cura con questa terapia e uno di essi è già stato dimesso. Il trattamento veniva usato per curare le persone affette da SARS.

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